Eugenio Castellani

Negli anni sono stato, e sono, diverse cose: studente sportivo e incostante, subacqueo, sciatore, mezzo alpinista, imprenditore, informatico, scarso calciatore e cestista, marito e padre, generoso ed egoista. Ma la costante, da quando ho avuto in mano la prima macchina fotografica — una Comet — è stata fotografare ciò che mi piaceva e mi incuriosiva. Una passione che si è evoluta nel cercare di catturare il meglio di quello che vedo: il meglio sul piano estetico, ma anche il curioso, il particolare, lo sguardo intimo e genuino di una persona.

Sono stato facilitato dalla famiglia: posso risalire a un negozio di fotografia a Verona di fine ‘800 e scendere, tra zii, nonni e mio padre, tutti con questa seconda passione — e io a raccoglierne l’eredità. Oltre 150 corpi macchina dalla fine dell’800 a oggi, più obiettivi, lenti, adattatori, stativi, camere oscure, stampe, negativi, diapositive.

Pentax, Praktika, Leica, Kodak i nomi più frequenti, con in testa Nikon (e Nikonos). Oggi le mie preferite sono la D5 e una Z6 «da battaglia», ma ogni tanto scatto in analogico girando tra alcune vecchie glorie: una Spotmatic, una Rolleiflex, una Minox e una Leica.


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Scatti a tema e ritratti fuori schema.

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